domenica 30 marzo 2008

Four Seconds is a Lifetime!

...Col tempo...con l'età..tante cose ci vengono tolte...ma questo....
...questo fa parte della vita...
...Però tu lo impari solo quando quelle cose le cominci a perdere...
...E scopri che la vita è un gioco di centimetri...

sabato 22 marzo 2008

She / The Outside [Grand Avenue]

E' news di questi giorni: "Viva La Vida Or Death And All His Friends" sarà il titolo ufficiale del quarto disco dei Coldplay, previsto per il prossimo giugno/luglio. Il disco della grande svolta, o almeno così si vocifera. Coldplay al crocevia della loro carriera dunque. Nell'attesa, che ne dite di inserire nel lettore questo sconosciuto gruppo danese ? Chi ha consumato Parachutes e A Rush of Blood... sono sicuro apprezzerà.

Parlo dei Grand Avenue, ma la realtà è che lo faccio quasi alla cieca: lo stesso Google, spesso miniera di informazioni, in questo caso si trova in difficoltà producendo davvero pochi risultati. E' Wikipedia a venire ancora una volta in aiuto. La Band si forma nel 97, quando i quattri (futuri) componenti si incrontrano in un college musicale a Londra. Il primo singolo arriva nel 2003 e attira l'attenzione della Emi che li mette sotto contratto. Seguono tre album: l'omonimo nello stesso 2003, She del 2005 e il più recente The Outside (datato 2007). Musicalmente parlando i Grand Avenue seguono la scia tracciata da Coldplay, Travis, StarSailor e in misura più piccola U2 e Filter. Il tutto con una spruzzatina di Progressive Rock (ma giusto una puntina). Ascoltando di fila i tre lavori si nota un progressivo cambiamento: dall'atmosfere quasi acustiche del debutto, dai lunghi momenti strumentali fatti di quattro accordi, archi e armonica, arrivano le chitarre elettriche in She che segna la svolta verso soluzioni più radio friendly, riuscito bilanciamento dell'anima intimista e quella più rock del gruppo, fino all'ultimo Outside, la prova più tirata (e personalmente la meno riuscita nonostante alcuni buoni momenti) alla ricerca di nuove soluzioni sonore sulla scia di un sound alla Franz Ferdinand (alla produzione il Grammy Winner Richard Rainey).
Ora la domanda è semplice: com'è possibile che siamo invasi di milioni di Band cloni, ci sono i Tokio Hotel, Le pussyCatsDolls, Avril, Brtitney, Amy....e questi poveri Grand Avenue nessuno se li fila ? O meglio nessuno sa che esitono (Google docet) ? Se oggi ne parlo, li ascolto e li propongo nel mio piccolo spazio, è grazie a CashBack, un colpo di fortuna, una casualità. E obbiettivamente non va per niente bene. Mica potrò aver sempre fortuna, o no ?

La sfortuna, se di sfortuna si può parlare, dei Grand Avenue credo risieda sostanzialmente in due elementi: la nazionalità (sono danesi e non inglesi, un pò come i nostri Toys Orchestra); la tempistica (arrivano forse un capellino in ritardo rispetto all'onda Coldplay laddove She è del 2005 mentre Rush of Blood... del 2003).
Perchè, ed è qui il bello, i Grand Avenue sono la versione nordica della band di Cris Martin. In numerosi frangenti (sopratutto in She) risulta difficile non pensare che quanto si sta ascoltando non sia in realtà un nuovo lavoro firmato dal gruppo inglese. Le soluzioni sonore, i passaggi strumentali, si accavallano, si confondono. Perfino la voce di Rasmus Walter-Hansen (il cantante) ricorda da vicino quella di Martin.

Ne abbiamo davvero bisogno ? Ne avete davvero bisogno ? Beh, la risposta è sì. Il gioco funziona nella misura in cui si continua a giocare bene. E in questo caso la carne al fuoco certamente non manca. Moltissimi potenziali singoli, niente da invidiare a nomi più blasonati della Mtv Generation, con la differenza, che qui, almeno per chi scrive, batte un cuore genuino. Se non siete ancora convinti andate sul loro Myspace e provate a sentire qualcosa, ma sopratutto recuperate il primo e il secondo lavoro (sul sito ufficiale c'è il link allo shop)...non rimarrete delusi ;)

giovedì 20 marzo 2008

The Mist

Frank Darabont nasce nel 1959, nel campo di rifugiati di Montbeliard (Francia), da genitori ungheresi, fuggiti dal paese natale in seguito alla rivoluzione. La Famiglia si trasferisce poco dopo negli Stati Uniti (Los Angeles) dove il piccolo Frank seguirà i corsi della Hollywood High School. Passano gli anni e dopo un bel pò di gavetta ecco finalmente la firma (condivisa) sulla prima sceneggiatura importante (Nightmare 3). Ma sarà nel segno del maestro dell'Horror, Stephen King, l'arrivo del successo planetario: l'adattamento di due novelle "atipiche" nel panorama Kinghiano, The Shawshank Redemption (1994) prima e The Green Mile qualche anno dopo (1999), porterà in dote ben 11 nomination all'Oscar, rendendolo di fatto uno dei solo sei registi di sempre a ricevere la candidatura a miglior Film per i primi due lavori. Non è quindi un caso se oggi, nominare Darabont significa pensare a King e viceversa: tralasciando il rivoluzionario Shining di Kubrick (che tuttavia non hai mai incontrato i favori dello stesso King) "Stand by Me" e lo stesso "Misery", risulta arduo immaginare un lavoro migliore di quello realizzato dal regista magiaro nella trasposizione sullo schermo dello sfaccettato mondo dello scrittore originario del Maine.

Arriviamo così ai giorni nostri, e all'ultimo risultato del riuscito sodalizio: The Mist.
L'idea di portare sullo schermo la novella contenuta nella raccolta Scheletri (1985), risale a molti anni fa, addiriturra a prima di Shawshank, quando Frank si assicurò la possibilità di girarne la versione cinematografica. Imprevisti e opportunità diverse, hanno solo ritardato la realizzazione di quel progetto che in qualche modo è sempre rimasto nell'aria, in attesa di vedere la luce.

Ora per chi scrive, per chi ama profondamente Le Ali della Libertà, non è facile tentare di separare la componente emotiva da quella razionale in fase di analisi, nella stesura di un giudizio che sia quantomeno condivisibile oltre un gusto del tutto personale. Quanto segue quindi, oltre a essere sostanzialmente Spoiler-Free (caratteristica che ho sempre tentato di preservare per permettere a tutti di leggere, anche prima dell'eventuale visione), deve essere in qualche modo preso per quello che è: il racconto di una persona innamorata.

The Mist parte da un'idea molto semplice e rappresenta in un certo senso buona parte dei caratteri distintivi della produzione Kinghiana. C'è la solita sperduta cittadina nel Maine (Bridgton). C'è la piccola comunità che dietro la ridente facciata nasconde invidie e rancori mai sopiti. C'è l'ignoto, l'elemento catalizzatore della storia, una misteriosa nebbia che avvolge improvvisamente tutta la zona. Il Classico Mix per realizzare un valido racconto, dove l'orrore è racchiuso nella quotidianità, nel ripetersi di ogni singolo gesto, e il procedere degli eventi offre una tagliente riflessione su quanto facilmente sia corruttibile l'animo umano, capace di abbracciare una violenza profonda, incomprensibile, terrificante senza apparente motivo (si veda la figura di Mrs. Carmody).

Ma si sa, quello che funziona su carta, per 20, 50, 100 pagine, non è detto che possa funzionare altrettanto bene su schermo. E in questo caso, vista la linearità della storyline, il rischio di cadere nella trappola da prodotto mediocre, era elevato.

Alla luce di quanto realizzato si potrebbe dire, pericolo scampato. Nonostante la portata dell'opera sia onestamente lontana dalle vette raggiunte in passato (ma era naturale aspettarselo considerato il terreno su cui si sarebbe andati a lavorare), c'è qualcosa che ogni volta rende a suo modo unica la visione e l'interpretazione di Darabont delle pagine del Re dell'Horror. Quello che a prima vista potrebbe essere un semplice B-Movie rivestito per l'occasione, tenta il grande salto verso qualcosa di nuovo, e ci riesce con un risultato che farà sicuramente discutere. Se nella prima parte (diciamo i primi 50 minuti di film) si procede col pilota automatico inserito (niente da rilevare) è nella seconda metà che qualcosa pian piano inzierà ad emergere, dapprima come una specie di rumore di fondo, poi sempre più forte. Lo spettatore è reso partecipe di questo cambiamento in maniera progressiva al pari di una follia che si espande lentamente, corrodendo ogni elemento incontrato, come l'aria in una stanza chiusa che va via via esaurendosi. Eppure niente, niente, che possa lasciare intravedere quanto di lì poco succederà in uno dei finali più neri, cattivi e beffardi che ricordi. L'ultimo quarto d'ora fa proprio storia a sè, sia per la qualità complessiva che annichilisce il resto del girato, sia per una cattiveria destabilizzante. Ci si chiede quasi se quello in realtà non sia il finale di un altro film, o magari il finale alternativo. Finale che, credo vada sottolineato, è invenzione totale di Darabont che ha voluto fortissimamente rimanere fedele all'unica e sola conclusione che aveva da sempre immaginato. Girando per qualche forum americano o vedendo dei finali editati su youtube da parte di fans delusi, si intuisce quanto lo shocking ending abbia lasciato uno strascico lungo di discussione, tra chi l'ha trovato geniale e chi l'ha considerato una bestemmia, un affronto imperdonabile nei confronti delle pagine del Libro.
Ora, potrà piacere o meno (dal mio canto, non avendo letto il libro, posso solo esprimere un giudizio parziale), ma credo sia giusto in ogni caso dare atto a Darabont di un grande coraggio (non a caso premiato dalle parole di King, che ha applaudito la scelta decisa del regista) nel portare avanti un decisione che potrà risultare perfino impopolare, ma di sicuro permette al film di staccarsi da grandissima parte della produzione Horror degli ultimi anni. Riguardo poi all'altra critica, quella che punta il dito verso gli Fx di non eccelsa produzione (cosa poi tra l'altro non vera imho) credo sia sufficiente citare il budget risicato (18 mil di dollari) per mettere a tacere chi di dovere.

Fanno il loro dovere gli attori, alcuni di essi presenze quasi fisse nei film di Darabont, su cui spicca la paurosa e bravissima Marcia Gay Harden (Mrs. Carmody). La fotografia e l'ambientazione si rifanno agli anni 50/60 e la scelta di girare mantenendo una fitta grana sulla pellicola va vista anche in quest'ottica. Azzeccato l'accompagnamento sonoro (soprattutto nell'epilogo), lontano dalle atmosfere a cui T.Newman (qui assente) ci aveva abituato in Shawshank Redemption e Green Mile.

The Mist è un Horror vecchio stampo, disturbante, ben girato. L'ennesimo atto d'amore di un regista nei confronti della sua musa, la conferma di un talento unico.

Trailer e Sito Ufficiale: Internazionale.
La Frase: "Something in the Mist !".
Curiosità: Il Dvd americano (in uscita il 25.03.2008), nella versione a due dischi, conterrà una seconda versione del film, identica alla prima, ma girata in bianco e nero.

venerdì 14 marzo 2008

Espiazione

Arriva così, in un certo senso fuori tempo massimo, l’espiazione pensiero, figlio di una locandina che non aveva sollevato in me alcun particolare interesse e di un’idea (alla luce dei fatti errata), quella sulla pellicola, legata alla possibilità di trovarsi di fronte il solito polpettone melodrammatico ambientato a cavallo della seconda guerra mondiale, fumoso, prolisso, noioso.

Partire prevenuti e ritrovarsi poi spiazzati: è sempre una questione di aspettative. E nel caso di Atonement queste sono andate ben oltre le più rosee previsioni.

Espiazione è fondamentalmente la storia di un grande amore. Una sola storia vissuta attraverso 3 sguardi, 3 livelli, 3 punti di vista. 3 come i periodi su cui si focalizza la narrazione. 3 come le vite che una decisione affrettata cambierà per sempre. Un’amore traboccante per cui le parole “Ti amo” non sembreranno mai sufficienti, nonostante non si riesca a pronunciare nient’altro che quelle. Ed è così che le immagini, la fotografia e l’accompagnamento sonoro (Dario Marianelli ha riportato a casa una statuetta ampiamente meritata), confluiscono nel trasmettere allo spettatore un sentimento che le sole parole non avrebbero mai potuto descrivere così bene.
Sulla base dell’omonimo racconto di Ian McEwan, qui adattato dalla sapiente penna di Christopher Hampton, il 35enne Joe Wright dirige con mano ferma fornendo prova di aver presto imparato gli strumenti del mestiere. Oltre alla tavolozza di colori che muta a scandire i tre periodi del racconto, oltre al riproporre, intrecciandole, medesime situazioni osservate dalle diverse angolazioni dei personaggi, è soprattutto il meraviglioso piano sequenza sulla costa francese a stupire e folgorare: 5 minuti di grandissimo cinema che sembrano uscire da un’altra epoca, sguardo beffardo, malinconico, disperato sul mondo della guerra e sulla follia dell’animo umano. Un passaggio che toglie il respiro, il momento più alto della pellicola, qualcosa che resterà a lungo impresso nella mia mente e che da solo dovrebbe essere elemento sufficiente a spingervi ad affrontare la visione.

Ancora scossi da quanto appena visto, il film ci conduce così verso l'inaspettato finale, dove aleggia un senso di vuoto, di ineluttabilità del nostro destino, rischiarato però dalle pagine di un libro che, finalmente, ha trovato la sua unica possibile conclusione.

Cast ottimamente assortito, con menzione speciale per James McAvoy (già apprezzato nell' Ultimo Re di Scozia), lanciato verso una promettente carriera.


Sito Ufficiale: Internazionale.
Trailer: Internazionale.
Soundtrack: Elegy For Dunkirk - Dario Marianelli.

venerdì 7 marzo 2008

Tv Series 07/08: Parte Prima...

Il borsino dei Serial, Stagione 2oo7/2oo8 (Usa). Chi sale, chi scende. Conferme, scoperte, delusioni, in questa prima parte della panoramica dedicata alla stagione Tv ancora in corso, finalmente ripartita dopo la fine dello Strike (lo sciopero che ha paralizzato metà stagione provocando ritardi, cancellazioni, spostamenti di vario genere).
Dunque, si parte :)


Prison Break Season 3 [13 Ep.]

Dopo una prima parte di stagione decisamente sottotono (ma era inevitabile ripetersi visto il soggetto su cui verte) [Voto 5], il buon ritmo degli ultimi episodi e l'ottima season finale [Voto 7,5] risollevano le sorti di una stagione partita male e continuata peggio, stemperando così il mio giudizio iniziale ("doveva finire alla seconda stagione..."), in vista di una possibile Season numero 4^ ancora completamente avvolta nel buio (si farà...? Fox non ha ancora rinnovato e in quel caso il 13^esimo episodio diventerebbe Series Finale). Ai Fans non resta che incrociare le dita. Colpo di Coda.
*Edit* Fox ha confermato che avremo una quarta stagione da 22 Episodi (Settembre 2oo8) ^_^

Nip/Tuck Season 5 [14 Ep.]

Credo di poterlo dire senza dubbio alcuno: questa, imho, è stata la peggiore stagione dall'inizio del Serial. Deludente sotto quasi tutti i punti di vista. Il piccolo capolavoro fatto nella seconda season (quella col Carver) è lontano anni luce. Situazioni simili a quelle già viste altre volte, ma portate oltre il limite alla ricerca del colpo di scena sistematico, senza rendersi conto che si sta scadendo nel ridicolo. E' la confusione, la tremenda confusione, l'aspetto peggiore di questi 14 episodi: molte StoryLine abbozzate e poi lasciate lì, come a voler riempire i quaranta minuti di episodio con tutto quello che si trova per strada, senza un minimo di sguardo globale. Magari è anche colpa dello sciopero, chissà....ad ogni modo la valutazione finale è, purtroppo, decisamente sotto la sufficienza. Delusione.

The Sarah Connors Cronichles Season 1 [9 Ep.]

Annunciata già dalla scorsa estate come una delle più importanti nuove SerieTv di questa stagione, le avventure di Sarah Connor, madre del futuro capo della resistenza umana contro Skynet, John Connor, sono arrivate nel bel mezzo dello Strike diventando (in parte inaspettatamente) il brand di punta di Fox a cavallo tra Gennaio e Febbraio. Come già anticipato, si narrano vicende poste temporalmente dopo il secondo capitolo di Terminator, senza fare riferimento al terzo (che non è stato volutamente considerato dagli autori): i momenti migliori risultano proprio i punti di contatto con i Film di J.Cameron, che confermano il fascino intatto della storia, a oltre 20 anni dalla sua creazione. Il risultato complessivo è senza dubbio buono, forse privo di Cliffangher sconvolgenti o ritmi vertiginosi, ma comunque tale da garantire una storyline appetitosa per ogni Fan della Saga. Ancora incerto il futuro di una possibile seconda stagione, per la cui conferma si dovrà attendere Maggio. Robotico.

Pushing Daisies Season 1 [9 Ep.]

Due righe anche per Pushing Daisies, uno dei nuovi brand di questa stagione, già rinnovato per la prossima da parte di ABC. Dopo aver visto il Pilot e altri due episodi, ho abbandonato: troppo zucccheroso (e lento) per i miei gusti lo scorrere degli eventi. Nessuna stroncatura comunque, anzi: atmosfere burtoniane, frangenti in stile musical, e una grande storia d'amore lo rendono un serial atipico e in certo senso più vicino al grande che non al piccolo schermo. Dedicato ai cuori teneri. Cioccolatoso.

sabato 1 marzo 2008

Juno

Arriverà solo ad Aprile qua da noi, l'atteso Juno. Commedia graffiante e zuccherosa al punto giusto di quel Jason Reitman già apprezzato nell'ottimo Thank You For Smoking. In un certo senso Juno è il vero "caso" della stagione cinematografica in corso: costato solo sette milioni e mezzo di dollari, dallo scorso 7 dicembre (giorno di esordio sul mercato Usa) ne ha racimolati oltre 100 (150 se si sommano anche Uk, Francia, Spagna). Considerato l'effetto Oscar (miglior sceneggiatura originale ad opera di Diablo Cody) e il fatto che in numerosi paesi non sia ancora arrivato (Italia docet) non si fa fatica a credere che possa tranquillamente sfondare il tetto dei 200 milioni. Un incredibile e inaspettato successo dunque, la conferma che con una buona idea non sono necessari investimenti esorbitanti per realizzare un prodotto valido e di grande richiamo (vedi Little Miss Sunshine lo scorso anno).

Juno è la storia di una 16enne (Juno MacGuff - la bravissima Ellen Page) che scopre di essere rimasta incinta del suo miglior amico, lo sfigatello Paulie Bleeker (Michael Cera). La notizia, inattesa e improvvisa, porterà numerosi cambiamenti nella sua vita e in quella di tutte le persone che le gravitano attorno.
Raccontata così in 2 righe, la narrazione potrebbe sembrare oltremodo seriosa e di non facile svolgimento. Ma se Juno ha un pregio assoluto, è proprio quello di riuscire ad affrontare tematiche difficili e scottanti (la crescita, la famiglia, l'aborto, l'adozione, le incertezze...il tutto in riferimento a quanto possa essere difficile gestire tutto ciò a 16 anni) con un tocco delicato e spensierato, quasi fiabesco, riuscendo però allo stesso tempo a restare credibile. Certo, visto da un altro punto di vista, in svariati frangenti, si potrebbe sostenere che si è scelto di non scegliere, di percorrere la strada più semplice non intraprendendone alcuna, forse per non scontentare nessuno e abbracciare la fetta di pubblico più grande possibile. Ma forse è anche giusto che sia così: stiamo parlando in fin dei conti di una commedia, che non ha e non vuole avere chissà quali pretese di verità assolute, lasciando piuttosto che sia lo spettatore ad affrontare un proprio percorso di riflessione di cui i 90 minuti di visione solo solo lo spunto di partenza.
Presto quindi si dimenticano le possibili critiche e ci si lascia trasportare ed anche emozionare da questa piccola grande storia, spaccato di un'america di provincia che nelle sue stranezze, contraddizioni e strampalate pieghe, racconta un pò del complesso mondo in cui viviamo.

Sorpresa.

Trailer e Sito Ufficiale: Internazionale.