domenica 24 febbraio 2008

Cashback

Il Tempo vola (mai sei tu il pilota). Puoi accellerarlo o farlo rallentare. Puoi perfino fermarlo. Ma non puoi riavvolgerlo, cancellare ciò che è stato fatto.
Alcuni momenti sembrano eterni. Attimi fuggenti che si allungano nella mente, nel ricordo. Spazio distorto, proiezione di un sogno così reale da sembrare vero. Fino al momento in cui finzione e reltà diventano una cosa sola.

Una piccola sopresa questo CashBack. Totalmente inedito nel bel paese, arriva alla mia attenzione grazie all'ennesimo consiglio offerto dalla rete. Pellicola inglese del 2006, CashBack è un lungometraggio atipico, una riflessione sul senso del tempo (e dell'amore), su quanto questo (il tempo) sia una percezione del tutto personale e soggettiva di un valore apparentemente matematico e immutabile. Una terra di mezzo, non così lontana da condurre all'isolazione, eppure sufficientemente distante per permettere ai propri pensieri di fluire liberi e nascosti allo sguardo altrui. Leggero e delicato, il racconto si snoda tra passato, presente e futuro: divertente, ma non sfacciato e cafone, riflessivo ma non tragico. E' quello che sono solito chiamare Film "Caldo/Freddo", unione riuscita di sensazioni fortemente contrastanti, come una bibita fresca in una torrida giornata d'estate.
Piccoli tocchi geniali (Ben che dalla cornetta si ritrova a volare verso il suo letto) arricchiscono la visione, in una ricerca estetica del senso del bello (l'atmosfera del supermarket ricorda quella del video Fake Plastic Trees dei RadioHead) che si sposa perfettamente con la ricerca del protagonista: conoscere cosa si vuole veramente, è trovarsi a metà dell'opera.

In definitiva una pellicola deliziosa, commedia/non commedia dal sapore tipicamente british: chi ha adorato Le Regole dell'Attrazione e/o Alta Fedeltà, non se lo lasci sfuggire...non rimarrà deluso ;)

Trailer e Sito Ufficiale: Internazionale.
La Frase: "Love is there, if you want it to be".
Soundtrack: She - Grand Avenue.

[Grazie a Pink per la dritta ^^]

venerdì 15 febbraio 2008

Realize The Truth...

What Truth?

There Is No Spoon.

lunedì 11 febbraio 2008

You’re Gonna Need A Bigger Boat !

Roy Scheider
1932 - 2008

sabato 9 febbraio 2008

CloverField

Avvistamenti multipli del caso denominato "CloverField". Telecamera ritrovata nel sito dell'incidente U.S. 447. Area precedentemente conosciuta come "Central Park".

Sono ormai passati 10 anni dal Godzilla Emmerichiano, ultimo vero tentativo di riportare sullo schermo un genere, quello del Monster Movie, che in un'epoca del "tutto visto e tutto sentito", ha (inevitabilmente) esalato gli ultimi respiri (l'ottimo The Host è qualcosa di così fortemente sui generis da non poter essere annoverato, come se nulla fosse, nella categoria).

Questa la storia, almeno fino ad oggi.

Preceduto dalla più massiccia campagna virale che si ricordi per un film (iniziata fin dal Luglio 2oo7), CloverField è fondamentalmente il primo, riuscitissimo, tentativo, di applicare il "metodo Lost" (chi ha visto la SerieTv sa perfettamente a cosa mi riferisco) al Cinema: l'essere film che diventa esperienza a 360° gradi, che inizia prima e termina ampliamente dopo i 75 minuti di visione. Il tutto, paradossalmente, senza re-inventare un bel niente.

Prendete l'idea della telecamera a spalla di The Blair Witch Project (paragone estremamente forzato, qui siamo sicuramente su altri livelli), IL produttore per eccellenza di questi ultimi anni (JJ.Abrams), create un attesa spasmodica, fatta di siti web fasulli, trailer non trailer, indizi sparsi nel web, MySpace dei protagonisti, finte news spacciate per vere...frullate il tutto e avrete una vaga idea di cosa vi aspetta.

Il (finto) "documentario" di Matt Reeves è figlio del nostro tempo, della rete e delle sue contraddizioni (la finzione che aspira a realtà e, qualche volta, la supera). Un prodotto confezionato ad arte, con maniacale attenzione per i dettagli che, sembra scontato ma non lo era certo per il sottoscritto prima di entrare in sala, funziona, funziona dannatamente bene. La New York descritta è quella post 11/09 (inizialmente il film avrebbe dovuto chiamarsi semplicemente 1-18-08) che nessuno più, aveva avuto il coraggio di distruggere con tale violenza, una violenza senza spiegazioni e irrazionale, e per questo, ancor più spaventosa. Ed è incredibile che nessuno l'abbia intuito prima, con i pezzi del puzzle già davanti ai propri occhi: questo era l'unico modo di mostrare le cose, l'unica strada da percorrere, laddove, un differente approccio, sarebbe risultato forzato, scontato, ripetuto, anacronistico. Basta con i buoni & cattivi, basta con le lunghe introduzioni, ben venga l'ora e venti scarsa, senza un attimo di respiro: siamo catapultati "dentro" la storia, quello potrebbe essere tranquillamente il nostro punto di vista in uno scenario da fine del Mondo. Senza orpelli o falsi buonismi, senza battute e totalmente lontani dal classico Kolossal Hollywoodiano, anche nel Budget (solamente 30 milioni di dollari spesi - benissimo - quando produzioni come La Guerra dei Mondi hanno sforato il tetto dei 100 fino ai 150 del contemporaneo Io Sono Leggenda).

Una boccata d'aria fresca quindi, qualcosa di finalmente diverso, pronto a dividere la platea tra "genialità" e "schifezza immonda". Ah, per la cronaca, chi scrive, tende decisamente al primo pensiero :)

Trailer e Sito Ufficiale: Internazionale.
Trailer Download [720p]: Link [Tasto Dx -> Salva oggetto con nome].
F.a.q: Imdb [WarninG SpoiLer ! Leggere solo e soltanto dopo la visione].

sabato 2 febbraio 2008

Byôsoku 5 Senchimêtoru

- Sai..? Dicono sia di 5 Centimetri al Secondo...
- ...Cosa?
- La Velocità a cui cadono i Fiori di Ciliegio...

Si apre così "Byôsoku 5 Centimeter", ultima fatica (datata 2oo7) di Makoto Shinkai, disegnatore, animatore, regista giapponese. Un OAV, suddiviso in tre capitoli, che si dipana lungo un'ora di visione. Una catena di brevi storie sulla loro lontananza. L'amore diviso, lontananze appunto, dei cuori, delle speranze, dei pensieri. Spazio fisico che, inesorabile e insormontabile, separa. Lo stesso spazio che le anime sembrano colmare, sfiorandosi, in un'orizzonte infinito.

Shinkai racconta di un mondo sognato e sognante. Lo fa nello scorcio di tre stagioni (i tre capitoli) che corrispondono a tre momenti della vita. In questo clima di incomunicabilità, sono gli sguardi, gli oggetti anche più semplici, a diventare linguaggio, assumendo valenza metaforica che travalica lo schermo. Le inquadrature, i paesaggi mozzafiato, disegnati con maestria difficilmente ritrovabile altrove, aprono un varco tra quello che l'occhio vede e il cuore sente: una forza travolgente che arriva attraverso delicati silenzi.

Come petali che cadono dagli alberi, così il lento mutare delle nostre vite, i cambiamenti, lo scorrere del tempo. Rimangono i ricordi e, con essi, lo slancio per guardare oltre, ancora una volta.

Poesia.
[Grazie a Soichiro per il consiglio ^^]