martedì 4 dicembre 2007

2oo7 Songs [Blue]

Le (mie) canzoni dell'anno. Only 2 rules: no alle ripetizioni di band, no ai numerosi passaggi radiofonici [niente "Hit Single"]. Alcune scelte non facili, altre scontate, altre...sorprese. Questo è quanto. Good Listening ;)


01. A Toys Orchestra - Invisible (Technicolor Dreams)
02. Sigur Rós - Hljomalind (Hvarf-Heim)
03. The Mary Onettes - Lost (The Mary Onettes)
04. The Killers - Sweet Talk (Sawdust)
05. Editors - Push Your Head Towards The Air (An End Has A Start)
06. Arcade Fire - No Cars Go (Neon Bible)
07. The Flaws - Slow Dance (Achieving Vagueness)
08. The Boxer Rebellion - Soviets (Untitled@2008)
09. Radiohead - All i Need (In Rainbows)
10. Bloc Party - Srxt (A Weekend In The City)

Ghost Track:
11. The Smashing Pumpkins - United States (Zeitgeist)

NB: non è una classifica di gradimento, ma solo la scaletta di un ipotetico Cd (55 minuti circa, compresa la Ghost Track) con la precisa collocazione di ogni pezzo.

venerdì 16 novembre 2007

Lurgee

I feel better,
I feel better now you've gone

I got better,
I got better, I got strong

I feel better,
I feel better, now there's nothing wrong

I got better,
I got better, I got strong

Tell me something,
Tell me something I don't know

Tell me one thing,
Tell me one thing, let it go

I got something,
I got something heaven knows

I got something,
I got something I don't know


Radiohead. Anno 1993. Pablo Honey, l'album, il disco di debutto. A oltre 10 anni di distanza, è difficile oggi giudicare quel lavoro, figlio del tempo, del Brit-PoP, dei primi anni 90, di una band ancora alla ricerca di un propria identità e che avrebbe, in seguito, stupito il mondo intero con canzoni e album straordinari. Nonostante quindi la convivenza di Pablo con i suoi "fratelli maggiori" (da "The Bends" in poi) non sarebbe stata facile, è innegabile come questo lavoro abbia un fascino tutto suo, a cavallo tra la freschezza di una band che aveva ancora tutto da dire e la voglia di raccontare, comunicare, con solo 4 strumenti e una voce, senza pressioni, senza computer, sovraincisioni, mixaggi arditi.
Per molti parlare di Pablo Honey significa parlare di "Creep", una delle canzoni più famose della band, la loro prima vera Hit, la canzone "Live" per eccellenza per molto tempo. Oggi, tuttavia, parleremo di altro. Oggi, voglio raccontare la mia canzone di quel disco.
Lurgee.
Letteralmente il temine (britannico) fa riferimento ad un stato di malessere non ben definito, non necessariamente qualcosa di serio, ma che potrebbe essere contagioso. Associata all'aver bevuto acqua contaminata nel secondo conflitto mondiale, la parola divenne di uso comune negli anni 50' attraverso uno show radiofonico della BBc: "Lurgee" era una strana malattia scoperta da due dottori, entrambi proprietari di negozi musicali, che poteva essere curata solo suonando in una band (?!?).
Track numero 11 (la penultima), musicalmente affascinante, la canzone deve molto (opinione personale) ad un certo tipo di sound u2ico, soprattutto nello spezzone finale dove una chitarra vagamente Edg(iana) attira l'attenzione, in un vortice di echi e voci sussurrate. Il testo (che ho sopra riportato) come vedete è molto semplice, ma non per questo scontato o banale o meno incisivo. Quel "I Fell Better" più volte ripetuto sembra connotare un stato positivo e di miglioramento. Tuttavia qualcosa non quadra, anche senza capire le parole, tra una melodia apparentemente felice e un incedere del cantato non certo solare. Così, nella seconda seconda parte, "Better" diventa "Don't Know" e si realizza che le prime parole, "I Got Strong", "There's Nothing Wrong" sono quelle classiche parole di incoraggiamento che ci ripetiamo per auto-Convincerci che tutto stia andando bene, che non c'è niente che non vada, quando in realtà niente sta andando nel verso giusto. "Tell me something...Tell me one thing": l'idea, a questo punto, è quella di una storia (importante) che è terminata. Si cerca di andare avanti, si cerca di trovar(n)e i lati positivi, il fatto di essere migliorati, di essere in un certo senso più ricchi di prima. Ma la verità è che c'è una gran vuoto dentro noi. E allora, guardando indietro, la richiesta di un segnale, un contatto, anche solo una semplice parola, per capire che sì, alla fine, ne è valsa la pena o che forse c'è ancora una speranza. Che quel qualcosa c'è davvero stato, non l'abbiamo solo sognato, e che, ancora adesso, sopravvive, seppur in forma diversa. In quest'ottica (che è più meno la stessa interpretazione data da Tom Yorke, il cantante della band, in un Live del 1996) la canzone diventa struggente: l'ultimo minuto, del tutto strumentale, attraverso un gioco di echi e voci che si rincorrono, sembra rappresentare in musica, le voci, le sensazioni, i momenti, un passato così lontano, così vicino. E' difficile da descrivere a parole (che è un bene) quello stato d'animo. Ma quel minuto finale "E'" quello stato d'animo. E' come vedere qualcosa ad occhi chiusi. Sentirlo, oltre. E seppur tagliente e triste da portare alle lacrime, è anche e paradossalmente gioia, una liberazione, un respirare a pieni polmoni. Semplicemente nè bianco, nè nero: scala di grigi.

domenica 4 novembre 2007

Ratatouille

Ratatouille....? Beh, voto 8. E, diciamocelo, i miei pensieri a riguardo terminano più o meno qui. Circa una settimana pensando a cosa scriverne, un voto, poi il vuoto. Cosa raccontare dunque dell'ultima fatica Pixar ? Che fondamentalmente segna (ancora una volta) un deciso balzo in avanti per quanto riguarda l'animazione digitale (ormai su livelli strepitosi) ? Che, come ogni grande film che si rispetti (per favore, non parliamo di "Cartone Animato"), offre molteplici livelli di Lettura ? Oppure che, semplicemente, è il miglior Film Pixar prodotto fino ad oggi ?

Certo, tutto questo. Questo ed altro. Molto altro. Ma trovo alquanto riduttivo (almeno in questo caso) affrontare tutta la trafila di raccontarvi la trama, spendendo aggettivi iperbolici, paragoni, citazioni, applausi e sorrisi gustosi. Quindi vi (mi) risparmio il sermone (bla, bla, bla...) e passo direttamente alla sola, vera, unica portata che meriti attenzione. Una scena, una sola (non vi dirò qual'è), l'anello di congiunzione tra milioni di poligoni e qualcosa che va oltre, che travalica l'essere semplice "cartone", che segna uno scarto (netto) tra ciò che è stato fino adesso e ciò che potrebbe non essere più lo stesso. Un momento registicamente atteso (la macchina si muove e intuiamo già cosa accadrà) ma che nella sua semplicità, lascia a bocca aperta (perché nessuno vi hai mai pensato prima ?). Infinita letizia della mente candida. Tornare bambini, che non vuol dire tornare stupidi o forzatamente ingenui, ma gioire completamente di un attimo perduto, abbracciando se stessi, come quel giorno di natale, scartando i regali, nessun dubbio, nessun pensiero. Pixel che respirano, sognano, amano e si cullano in un ricordo a lungo dimenticato. Il film, per chi scrive, è tutto in quei 30 secondi, l'attimo più alto, dove i 110 minuti di proiezione iniziano e terminano allo stesso tempo.

Ratatouille, ovvero innamorarsi del cinema, un'altra volta.

sabato 20 ottobre 2007

I Sigur Ròs tornano a "Casa"

Meno di due settimane. Tornano i Sigur Ros. Un Film documentario. Un doppio Cd. La data da segnare sul calendario è il 5 Novembre ^_^

"Heima" (Casa) è il film/documentario. In Italia sarà presentato in anteprima, settimana prossima a Roma durante la mostra del cinema (invidio tantissimo chi avrà modo di andarci). Uscirà in due versioni: due dischi e due dischi + libro [Il libro contiene un photobook di 116 pag. circa che documenta il tour]. Per chi non l'avesse visto si goda lo stupendo trailer [la canzone in sottofondo è "Í Gær" una delle "nuove" canzoni].





Tracklist:

01. Ágætis Byrjun
02. Dauðalagið
03. Gítardjamm
04. Glósóli
05. Heima (brand new song)
06. Heysátan
07. Hoppípolla / Með Blóðnasir
08. Olsen Olsen
09. Popplagið
10. Samskeyti
11. Sé Lest
12. Starálfur
13. Vaka (Alafoss)
14. Vaka (Karanjukar)
15. Von
16. Memories Of Melodies (4.18 - featurette)
17. Páll from Húsafell (4.45 - featurette)
18. Thorrablót (6 mins. - featurette)
19. Tour diary (9 mins. - featurette)

"Heim / Hvarf" è invece il doppio Cd: alcuni inediti [pezzi già apprezzati Live nel corso di questi anni] e alcuni classici rivisati in chiave acustica. "Hljómalind" (primo singolo estratto, in uscita settimana prox e risalente alla fase di "Ágætis Byrjun") la potete già ascoltare sul myspace del gruppo insieme ad altre song.

Tracklist:

Disc 1 - Hvarf
01. Salka
02. Hljómalind
03. I Gær
04. Von
05. Hafsól [già B.Side di Hoppípolla nel 2005]

Disc 2 - Heim
01. Samskeyti (Live)
02. Starálfur (Live)
03. Vaka (Live)
04. Ágætis Byrjun (Live)
05. Heysátan (Live)
06. Von (Live)

mercoledì 10 ottobre 2007

In Rainbows [Radiohead]

«La prima stesura la devi buttare giù col cuore. E poi la riscrivi con la testa. Il concetto chiave dello scrivere è... scrivere» (S.Connery in "Scoprendo Forrester"). Un fugace pensiero, e poi si parte, lasciando fluire le parole in presa diretta, come una registrazione Live in cui si cerca di cogliere il momento, uno stato d'animo, un'emozione. E' il cuore che traccia la via, la mano lo segue. E' così anche stavolta, un attimo fuggente a guidarmi, un attimo atteso 4 anni.

"In Rainbows", la nuova opera dei Radiohead, oggettivamente una delle più grandi band degli ultimi 10/15 anni (senza nulla togliere al vostro gruppo preferito, o al mio - i "soliti" u2 per chi non lo sapesse ancora -), è uscito stamattina, 10.10.2007 ore 8.31 italiana (ora in cui ho ricevuto la mail per il downalod che avevo pre-ordinato). Arriva dopo un silenzio lungo 4 anni, un disco solista di Tom Yorke (The Eraser), e tanti punti interrogativi. Un file .zip, poco meno di 50 minuti di musica e 10 pezzi (il secondo Cd arriverà solo a chi ordinato il DiscBox da 60 euri, a partire dal 3 dicembre). Unzippare un file non sarà mai (mai) come andare al negozio, prendere il tanto agognato Cd, arrivare a casa, scartare, annusare quell'inconfondibile odore di nuovo, dare un'occhiata ai testi, alla grafica, mettere il Cd nel proprio lettore, sdriati sul letto, e partire all'ascolto in religioso silenzioso (e staccato pure il telefonino, 'che non ci sono per nessuno per la prossima ora). Ma questo (il file .zip) è quello che offre la casa, che offrono i tempi e quindi ho cercato solo di non pensarci, o pensare che il rituale sia stato solo rimandato di qualche settimana.
Parte dunque l'ascolto. E lo gusto pian piano. Ogni traccia 2/3/4 volte, fino a metà (la traccia n^5). Ho deciso di seguire questa strada (a dire il vero senza pensarci troppo, è venuto così e basta): ripetizione di singola canzone, piuttosto che intero ascolto e di nuovo intero ascolto. Così' alla fine ho impiegato un'intera giornata per sentire e risentire a fondo "solo" 10 pezzi, integrando passo dopo passo, anche i Testi che hanno dato una nuova dimensione alle sensazioni, un nuovo punto di vista. Ma non volevo finire per razionalizzare troppo, ed è anche per questo che ho deciso di buttare giù subito, quelle che alla fine solo sensazioni a caldo (considerato che sono pure di parte quando si tocca il tasto Radiohead). Ed eccole quelle sensazioni.

"15 Step". Rumori, campionamenti, elettronica. Kid A. E' lui. Si inizia in modo inconfondibile, guardando indietro. Ma nemmeno un minuto che già si cambia rotta ed arriva un arpeggio che cambia direzione al pezzo. Ho come la sensazione di sentire a tratti perfino i Kula Shaker, e i coretti dei bambini, che lollosi. Introduzione che ci stava tutta.

"Bodysnatchers". Ullallà. Parte bella potente. Sporca. Rockettara. Chitarre distorte, vagamente 70's, vintage o quello che volete. E poi appare ancora una volta la psichedelia di Kid A. Circa a metà cambia totalmente (proprio come se fosse un'altra canzone) per poi cambiare di nuovo e alla fine riprendere in mano se stessa, lasciandosi andare ad un finale furioso (chissà Live, mi dico...). Gran Pezzo e il passaggio "I have no idea what I am talking about / I'm trapped in this body and can't get out" chiude il cerchio. Alla fine risulterà il solo momento "tirato" del lavoro (tra parentesi, riuscito alla grande).

"Nude". Scopro essere un vecchio pezzo, nell'aria già all'epoca del tour di "Ok Computer". Una specie di Sweetest Thing insomma, tenuta nel cassetto, e tirata fuori per l'occasione giusta, dopo una bella lucidata. Lenta e Languida, nastri mandati al contrario. Dolce e sognante la voce di Yorke. E gli archi arrivano al punto giusto. Il testo sembra affrontare un' oscura sensazione di vuoto, la mancanza di qualcosa quando si ha tutto. Dietro l'angolo rapporti interpersonali, di coppia ( tradimento ?), e l'amore.
"Now that you've found it, it's gone / Now that you feel it, you don't". Tuffo nel passato. Commovente.

"Weird Fishes/Arpeggi". Mid-Tempo. Chitarre acustiche che sembrano rincorrersi e tenuto sonoro ricco (ricchissimo) e mutevole. Sul finale aumenta il Delay e tutto risulta effettato, distorto. Si nota, a questo punto traccia n^4 lo posso dire senza remore, una produzione di gran classe. Il caro Nigel Godrich si è dato davvero da fare: tutto è al suo posto e i particolari, anche nascosti, tantissimi. Un lavorone in termini di ricerca sonora (10 alla produzione).
"In the deepest ocean / The bottom of the sea / Your eyes / They turn me / Why should I stay here? / Why should I stay? / I'd be crazy not to follow / Follow where you lead / Your eyes / They turn me / Turn me on to phantoms / I follow to the edge of the earth / And fall off / Everybody leaves / If they get the chance / And this is my chance". Pura Poesia. Ancora Amore.

"All i Need". Cupa, oscura, quasi funerea. "You only stick with me / Because there are no others". Non è tempo di frasi fatte o di Happy End, solo una realtà che sembra sgretolarsi, uno continuo strappare, lacerare. Nessuna via di fuga, ma nessuna fuga cercata. Forse rassegnazione, ma anche consapevolezza. Tornano i campanellini e il pianoforte, prende forma, cresce, fino alla travolgente esplosione di un finale da lacrime, così bello e disperato da togliere il respiro.
"It's all wrong / It's all right / It's all wrong". Punto di non ritorno.

"Faust Arp". Chi dice "Beatles" ? La scia è quella di "Go To Sleep", atmosfera intima, vagamente folk, progressione di chitarre acustiche, classica eppur straniante. Sale per poi implodere. Posizionata perfettamente nella scaletta, ponte tra prima e seconda metà.

"Reckoner". Avvolgente e raffinata, poggia su una complessa parte ritmica. Gli archi e il pianoforte fanno il resto. Pezzo valido.

"House Of Cards". Questa sarebbe potuta stare tranquillamente su "Zooropa" ^_^ (è un complimento, ovviamente). Chill-out il termine giusto. All'inizio mi sembrava deboluccia, poi l'ho rivalutata con gli ascolti. Apertura verso lo strepitoso finale.

"Jigsaw Falling Into Place". Il fu "Open Pick" (canzone che girava da un pò in veste Live, e qui rigenerata sotto diverse spoglie). L'ombra dei "vecchi" Radiohead aleggia sospesa per fuoriuscire limpida in precisi momenti (penso al bridge attorno al minuto n^3), anche se tecnicamente siamo nei territori dell'ultimo lavoro in studio. Finale di Classe.

"Videotape". Leggo commenti negativi, di "dissanguamento" rispetto alla versione "demo" già sentita Live. Così, per curiosità, sono andato a sentirla. Fatto ciò, non posso che apprezzarla ancora di più, non posso non fare un plauso per una scelta che definirei coraggiosa. Con un piano, un atmosfera del genere, un potenziale immenso, chiunque avrebbe potuto aggiungere, calcare la mano, cercare il pezzone facile, il singolone da radio se mi si passa il termine. E invece no. Anche in relazione alla sua collocazione (traccia di chiusura), è stata svestita, messa a nudo in tutta la sua struggente bellezza. La melodia, una delicata carezza, viene squarciata, sporcata, dilianata da un reverse drumming, quasi un rumore meccanico, così freddo che sembra tagliare, ferire la sua purezza. E' un addio (un addio alla vita?): "This is my way of saying goodbye / Because I can't do it face to face / I'm talking to you after it's too late / From my videotape". Ma un addio senza paure, senza rimpianti, un addio quasi sereno, con la consapevolezza degli attimi migliori vissuti "In red, blue, green". Il passaggio finale mi lascia ogni volta speechless: "No matter what happens now / You shouldn't be afraid / Because I know today has been the most perfect day I've ever seen". Non credo di dover aggiungere altro, dato che altro sarebbe comunque qualcosa di troppo. Gemma assoluta.

Il disco, così, termina. A questo punto la mente, il pensiero, dovrebbe tirare le fila di questa specie di recensione, proponendo un bilancio o un'idea di esso. Ma non questa volta, almeno non adesso. Davanti all'arcobaleno è difficile esprimere un giudizio, sia esso numerico o meno. Un Arcobaleno è semplicemente bello, bello e basta. Parlarne troppo sembra perfino superfluo, anche se poi, magari, nei prossimi giorni, settimane, mesi, ri-editando questo stesso finale, potrei apportare l'oramai indispensabile voto finale. Quindi direi davvero di concludere così, con dei puntini di sospensione, in attesa di poter sentire anche il bonus disc nel prossimo Dicembre...ascoltate, ascoltate, e ascoltate ancora...