venerdì 26 marzo 2010

Bakjwi


venerdì 1 gennaio 2010

Where the Wild Things Are

Lo ammetto: prima di buttare giù queste due righe, me lo sono (ri)visto due volte. Al primo incontro il Film mi aveva lasciato un retrogusto amaro, una sensazione di fastidio, di insoddisfazione, persino di frustrazione. Non so se sia dipeso da me, dal mio approccio sbagliato, o magari dalla altissime aspettative che riponevo nell'adattamento su grande schermo del classico della letteratura infantile anglosassone Where the Wild things Are di Maurice Sendack. Il fatto è che stiamo parlando di un'opera ricca e densamente stratificata. La storia di un bambino, delle sue paure, dei suoi sogni, della sua incertezze, del suo passato e del suo futuro. Una sorta di romanzo di formazione che scarabocchia gli incubi e i sogni che si agitano nelle infinite possibilità dell'infanzia. Ma un racconto per l'infanzia è cosa ben diversa dal raccontare l'infanzia: chi si aspettasse la coesistenza di questi due aspetti come da tradizione Miyazakiana, si scoprirà deluso, persino annoiato [soprattutto nella parte centrale]. Qui siamo di fronte a qualcosa di diverso. Siamo di fronte ad un mondo spoglio, pericoloso, inaccogliente. Che poi è (anche) il risultato di una gestazione lunghissima, di un regista [il talentuoso Spike Jonze] quasi licenziato, di test screeening avvenuti nei primi mesi del 2008 che parlano di bambini quasi terrorizzati. Ora, il Film probabilmente non sarà perfetto, non sarà il capolavoro che in molti davano per scontato [ma come poteva essere scontato realizzare un buon film da una manciata di illustrazioni assimilabili in massimo 5 minuti di lettura ?] ma è un'opera grondante di passione, una rappresentazione visiva magnifica e sognante del mondo di un bambino. Un viaggio dentro il proprio io, in una terra selvaggia fatta di strane creature che in parte sono noi e i nostri sentimenti, in parte sono il nostro stesso mondo, i nostri affetti, le nostre perdite. Sogno e realtà, partenza e ritorno, il viaggio stesso, perché solamente attraversando un mare in tempesta [il mare del nostro cuore e della nostra mente] è possibile crescere, riconoscere le proprie responsabilità, prendere coscienza degli altri ma, prima di tutto, di noi e delle nostre zone d'ombra. In tutto questo c'è spazio per ridere, per piangere, per diventare re (illudendosi di avere uno scudo per la tristezza, grande abbastanza per tutti), per mordere e rischiare di essere mangiati, per fuggire e per rinascere.

In conclusione un film visto e girato dagli occhi di un bambino, ma dedicato a chi bambino non è più da un pezzo. Un adattamento che lascia intatto lo spirito e la magia dell'opera di Sendack, ricco di quel senso di incompiutezza e incompletezza che pervade i suoi personaggi, immerso in tramonti soffusi e melodie agrodolci. Come recita la locandina "C'è una creatura selvaggia dentro ognuno di Noi". Veramente difficile chiedere di più.

[Menzione speciale per i mostri, un pò pupazzi, un pò animatronic che in un'epoca in cui la sola strada percorribile sembra sia la CG, donano al tutto una freschezza e una fisicità inarrivabile. Tanto di cappello ^__^].

venerdì 25 dicembre 2009

(500) Days of Autumn

There are no miracles.
There's no such thing as fate.
Nothing is meant to be.

Coincidence. That's all anything ever is.
Nothing more than Coincidence.

domenica 20 dicembre 2009

The Blind Side

Anno: 2009
Genere: Drama | Sport
Nazione: Usa
Lingua: English + Sub
Regista: John Lee Hancock
Cast: Sandra Bullock, Tim McGraw, Quinton Aaron, Kathy Bates
Durata: 128 min.
Imdb: Link [7.9]

La storia vera di Michael Oher, diciasettenne senzatetto rimasto orfano di padre e con madre dipendente dal crack, in un film ambientato nel mondo del football americano. Buoni sentimenti, una brava Sandra Bullock [nominata ai prossimi Golden Globe per questa parte] nel classico film sportivo per tutta la famiglia di stampo Usa. Per una serata piacevole senza particolari pretese ^___^

Il Film è tratto dal Best-Seller di Michael Lewis The Blind Side: Evolution of a Game.

Lawrence Taylor is the best defensive player in the NFL, and has been from the time he stepped onto the field as a rookie. He will also change the game of football as we know it.
...
Now, y'all would guess that more often than not, the highest paid player on an NFL team is the quarterback. And you'd be right.
What you probably don't know is that, more often than not, the second highest paid player is, thanks to Lawrence Taylor, a left tackle.
Because, as every housewife knows, the first check you write is for the mortgage, but the second is for the insurance. And the left tackle's job is to protect the quarterback form what he can't see coming.
To protect his blind side.

Ps: Lawrence Taylor che, ricordiamolo, interpretava Luther 'Shark' Lavay in Any Given Sunday.

giovedì 10 dicembre 2009

Moon

di Duncan Jones [2009].

Moon è uscito lo scorso venerdì nei cinema italiani. Una decina di sale. 8 per la precisione. 8. Totale incassato nel weekend circa 10.000 euro. Meno di una macchina qualunque essa sia. Meno. L'altro Moon, quello di sponda vampiresca, il New Moon, ha ormai tranquillamente raggiunto i 20 Milioni. Ora, in un mondo perfetto questo non potrebbe succedere. In un mondo perfetto io non sarei qui a scrivere queste inutili righe e voi probabilmente sareste in sala. A vederlo questo Moon. Per fortuna non tutto è sempre perduto. Da amazon.co.uk, il BluRay vien 21 euro al cambio attuale [tasse e spedizione via corriere inclusa]. Quindi fatevi un regalo per natale inoltrando l'ordine e potendo così godere dell'algida bellezza dell'alta definizione. Link al prodotto.

Moon è l'opera prima di Duncan Jones. Un caso, o forse no, che sia figlio di David "Ziggy Stardust" Bowie. Un caso, o forse no, che il suo primo script sia ambientato nello spazio. Moon è figlio delle odissee kubrickiane [come GERTY lo è di HAL], di un cinema classico e senza tempo. Riporta linfa vitale ad un genere, quello dello Sci-Fi, che se si esclude Sunshine e in parte District 9, ha prodotto davvero poco, se non quasi nulla, negli ultimi anni. Difficile parlarne senza rivelare qualcosa di troppo sulla trama. Ma vi basti sapere che Moon è la riprova che con una grande idea, un buon attore [quel Sam Rockwell già ammirato in Joshua] e un ambientazione fredda e sospesa che sembra uscita da qualche progetto Nasa, si può produrre non solo un film valido, ma un'opera decisamente interessante, che riporta alla luce incessanti interrogativi sull'uomo, sulla scienza, su cosa sia lecito e cosa no, e su quanto, nonostante l'assenza di barriere, di spazio, di tempo, traboccante di solitudine sia l'epoca in cui viviamo, sperduti nel nostro proprio e infinito spazio di pensieri.

Girato in poche settimane, 5 milioni di Budget, Moon è in breve uno dei film più interessanti della stagione. Non un capolavoro, ovvio, ma un film che vale la pena di vedere. Dall'inzio alla fine. E riguardo ai distributori nostrani, beh, io manderei loro sulla luna ;D

Planet Earth is blue and there's nothing I can do.