lunedì 20 ottobre 2008

Big Wednesday

"...La grande mareggiata da Sud del 1962...
...dei tempi passati ricordo un vento che soffiava attraverso i Canyons...era un vento caldo, chiamato Santana, che portava profumi di terre tropicali...aumentava d'intensità prima del tramonto e spezzava il promontorio...
...Io e i miei amici spesso dormivamo in macchina sulla spiaggia e il rumore del mare ci svegliava...e così, all'alba, sapevamo già che per noi sarebbe stata una grande giornata..."


Certe volte capita di voltarsi, di guardare indietro, per riassaporare quell'estate, quel libro, o quella persona. I Ricordi vivono senza tempo, si alimentano di qualcosa che non si tocca e non si vede. A volte i ricordi riempiono le giornate, a volte i ricordi rimangono per sempre tali, scalfiti via via dal procedere delle stagioni, come il mare che accarezza la sabbia. A volte però i ricordi vivono con noi, sono noi e avranno ancora un'ultima occasione per diventare presente, per scaldarci il cuore, in quella nebbia di gioia e lacrime a cui non avremmo potuto comunque rinunciare.

Visto ancora oggi, a 30 anni dall'uscita, "The Big Wednesday" rimane ed è un Classico. Uno di quei Film che tutti, almeno una volta nella vita, dovrebbero vedere. Perchè questo Mercoledì da Leoni è uno di quei rari esempi di vita impressa su celluloide. E' la testimonianza, insieme ad altri Capolavori del periodo, penso al Cacciatore di Cimino o al primo Lucas, quello di American Graffiti, di un epoca, di una generazione, della fine di qualcosa, di un momento che non sarebbe stato più. Come una vecchia fotografia in bianco e nero, oggi sbiadita, ma pur sempre bellissima. E ancor più del Film di Lucas e al pari del Cacciatore [quest'ultimo per motivi diversi], il racconto di J.Milius riesce a scavare un mare intero di emozioni in chi lo guarda, e questo aldilà della portata storico/culturale dell'opera.

E' la storia di 3 amici: Matt, Jack e Leroy. E' la storia delle loro vite, del loro mondo, un mondo fatto di Surf e cose semplici. E' soprattutto la storia di una grande amicizia, che travalicherà le stagioni, gli anni, tra difficoltà, sofferenze, tra chi non sarebbe più tornato [dal Vietnam], e chi, pur tornando, avrebbe visto il suo mondo non tornare. Un' amicizia che, facendo il parallelo con l'altro grande protagonista del Film, il mare, seguirà l'alternarsi delle maree, i venti, e le grandi mareggiate.

Il Film è un inno alla vita, è il "crescere" dei suoi protagonisti a cavallo tra anni 60' e 70'. E' un inno a valori spesso dimenticati, al credere, anche quando credere sembra impossibile. Ed è probabilmente anche il miglior film di Surf mai fatto, seppur quest'ultimo sia solo elemento catalizzatore di qualcosa di ben più grande. Rimane nel nostro cuore, in un turbinio caldo e intenso, come l'arrivo di quel giorno tanto atteso, che vedrà i 3 amici di sempre ritrovarsi di nuovo, per un' ultima, grande, cavalcata. Come a salutare, a dire questa è stata la nostra epoca, adesso possiamo lasciare il passo a chi verrà dopo di noi. Un addio, forse. O magari solo un arrivederci. Con il nodo in gola di un abbraccio nostalgico che continua, ancora adesso.

sabato 27 settembre 2008

Nothing but Blue Skies

- A parte guardare il cielo, cosa fai ?
Niente, almeno niente che vada in qualche modo oltre.
- Oltre ?
Sì, oltre quella sensazione.
- Quale sensazione ?
Quella di andare avanti al buio, sottobraccio a...
...a uno senza braccia.

01. Mogwai - Yes! I am a Long way from Home (1997)
02. Caspian - Moksha (2007)
03. Slint - Breadcrumb Trail (1991)
04. Mono - Halcyon (Live @ Peel Session August 2004)
05. Explosions In The Sky - First Breath After Coma (2003)
06. God Is An Astronaut - Grace Descending (2007)
07. Port-Royal - Spetsnaz - Paul Leni (2005)
08. EF - Två (2008)
09. Sigur Ròs - Hafsol (2006)
10. This Will Destroy You - They Move On Tracks Of Never-Ending Light (2008)

lunedì 15 settembre 2008

And I am not frightened of dying...

Le tue geniali e dolcissime invenzioni in musica sono state il sottofondo di ogni mio giorno, non sai quante volte ho provato ad imitarti seduto davanti alla tastiera, e quanti brividi mi danno ogni volta le tue bellissime "The Great Gig in the Sky" e "Us and Them". Ero sicuro che prima o poi sarei riuscito ad incontrarti in qualche modo, avrei tanto voluto dirti grazie per avermi regalato alcune tra le più grandi emozioni della mia vita. Ma oggi il mio cuore è pieno di tristezza e il mio viso si riga di lacrime nell'apprendere che non potrò mai farlo perchè tu non ci sei più, lasci un grande vuoto dentro di me che nessuno colmerà. Con la tua scomparsa la musica perde uno dei suoi figli prediletti.

Addio caro Rick, senza la tua guida non avrei mai tenuto i denti stretti quando, da bambino, le mie mani ancora troppo piccole, faticavano nel pigiare tutti quei tasti bianchi e neri così pesanti ma così fatalmente irresistibili.


"And I am not frightened of dying, any time will do, I
don't mind. Why should I be frightened of dying?
There's no reason for it, you've gotta go sometime."
"I never said I was frightened of dying."



In memoria di Richard William Wright
28 Luglio 1945 - 15 Settembre 2008

Origini delle musica moderna: la terra del Blues

Non è facile stabilire con precisione dove e quando sia scoccata la "scintilla prima", il big bang che ha dato origine alla musica moderna arrivata poi fino a noi: su questo, infatti, i pareri sono discordanti e le prove scarseggiano. Per cercare questo fatidico evento originario dobbiamo fare qualche passo indietro nel tempo fino alla seconda metà del 1800, e immaginare di trovarci lungo il delta del fiume Mississippi, nelle piantagioni di cotone degli stati sud-occidentali degli U.S.A. (la cosiddetta Cotton Belt). Qui, tra la polvere e le fatiche, gli schiavi neri usavano scandire il tempo del duro lavoro quotidiano nei campi con canti corali molto particolari.

La melodia e la lirica di questi canti avevano una struttura antifonale (di chiamata e risposta), ed erano caratterizzate da un profondo senso di tristezza e nostalgia, dovuti allo status in cui i neri si trovavano: deportati con forza dalla loro terra di origine, l'Africa, privati della libertà, schiavi senza diritti costretti a vivere in condizioni disumane. Questi canti, il cui genere sarà poi chiamato "spiritual" per i riferimenti alla religiosità che spesso si trovano nei testi, rappresentano a mio parere il punto di svolta della musica per come era conosciuta fino ad allora. Grazie a questi canti, infatti, nati dalle sofferenze e dalle fatiche di un popolo fatto schiavo, la musica si liberò di quella sorta di pomposità e solennità che fino ad allora ne aveva fatto un piacere per pochi privilegiati, soprattutto nobili, e divenne popolare, cominciando ad assumere sonorità che ben rappresentavano la condizione dei neri americani del tempo.

Oltre ai canti, gli schiavi neri avevano anche imparato ad arrangiarsi con gli strumenti a corda, come il banjo, tollerati dai padroni che li consideravano simili agli strumenti europei tipo il violino. La musica che ne scaturiva non aveva precedenti, faceva largo uso delle cosiddette blue notes, intervalli di quinta diminuita che l'armonia classica definiva dissonanti (cioè stonati), da considerare quindi come un oltraggio a tutta la cultura musicale dominante all'epoca. Nacque così il genere che a mio parere è il vero antenato di tutti i generi musicali nati nel 1900, la "scintilla prima", l'anello di congiunzione tra la musica colta europea del 1700 e del 1800 (quella cioè di grandi maestri quali Bach, Mozart o Beethoven) e la musica moderna, la svolta epocale insomma: il blues. Il blu è il colore della sofferenza, della tristezza e della malinconia, "blues" è la parola che ha caratterizzato e caratterizza lo status e la cultura delle popolazioni nere americane. Il significato dell'aggettivo inglese "blue" è connesso all'associazione tra il colore blu e un senso di nostalgia e tristezza tipico della musica afro-americana, così com'essa era percepita dall'orecchio di uditori europei.


E' indubbio che il blues fin dalle origini fu molto influenzato da forme musicali tipiche dell'Africa centrale e occidentale. Ad esempio, la tecnica tipica del Mississippi di suonare la chitarra usando la lama di un coltello, ha corrispettivi in Africa, e anche il diddley bow, uno strumento casalingo fatto da una singola corda tesa su un asse di legno, che viene pizzicata modulando il suono tramite uno slide fatto di vetro, che si incontrava spesso nell'America meridionale agli inizi del 1900, era di derivazione africana.

Un anno fondamentale per la diffusione del blues fu il 1886, quando negli Stati Uniti d'America fu abolita la schiavitù; numerosi ex schiavi-musicisti, ottenuta la libertà, iniziarono a portare la loro musica fuori dalle piantagioni e così, nel giro di qualche decennio, questo genere nuovo fu noto ai più fino a giungere alle prime attestazioni che ci sono pervenute. Le "stonature", o meglio deviazioni dalla scala diatonica classica occidentale di cui parlavo in precedenza, ancora oggi sono il marchio indelebile del suono blues, e si possono classificare in diversi tipi a seconda dell'intervallo alle quali sono applicate.

Siamo così arrivati alla fine della prima tappa del nostro lungo viaggio; ripartiremo molto presto addentrandoci nel 1900, il secolo in cui la musica ha sviluppato e dato seguito ai grandi cambiamenti che ho descritto, il secolo delle sperimentazioni e degli eccessi, il secolo del jazz e soprattutto del rock and roll.


Riferimenti per questo articolo:
- Alan Lomax, La terra del blues. Delta del Mississippi, viaggio all'origine della musica nera. Il Saggiatore, 2005;
- Paul Oliver, The Story Of The Blues - New edition. Northeastern University Press, 1998;
- www.wikipedia.org.

domenica 14 settembre 2008

How's It Going to End ?

“ BuonGiorno !!!...e casomai non vi rivedessi, BuonPomeriggio, BuonaSera e BuonaNotte ^^ ”